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giovedì 3 gennaio 2019

Viva il libero mercato!

Il libero mercato è un sistema basato su scambi volontari, cioè liberi da ogni forma di coercizione o frode. A nessuno è consentito di fare violenza sugli altri, quindi ciascuno è libero di scambiare ciò che possiede con altre persone. Da tali premesse (di buon senso) derivano varie conseguenze:
  • il prezzo di un bene o servizio dipende da quanto è richiesto e da quanto è scarso;
  • chi produce di più, e meglio, guadagna di più;
  • gli imprenditori offrono denaro in cambio di ore di lavoro;
  • i risparmiatori offrono prestiti in cambio di interessi;
  • etc.
Cioè il sistema economico "liberista" o (appunto) di libero mercato. Di contro, l'opposizione al libero mercato - anticapitalismo - poggia sull'idea che si possa e si debba fare violenza sugli individui in nome di un presunto "bene superiore". Ci sono vari gradi e forme di anticapitalismo: alcuni vogliono il totale controllo dell'economia da parte dello Stato (comunismo), altri desiderano redistribuire la ricchezza e/o regolamentare maggiormente l'attività privata [1]. Vogliamo qui spiegare perché le idee su cui si basano le loro critiche sono fallaci. 

martedì 31 luglio 2018

Cos'è (davvero) lo Stato

Supponete che una persona vi minacci per prendere il vostro denaro. Per definizione, si tratta di un furto: "l'atto [...] d'impossessarsi di cosa [...] altrui sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri". Non importa il modo in cui il ladro vuole impiegare il vostro denaro: che lo usi per comprare qualcosa, lo bruci o lo regali, si tratta comunque di un furto. Non importa nemmeno il numero dei ladri: che sia 1, 10 o 1'000, si tratta sempre di un furto. Queste sono constatazioni condivise praticamente da tutti [1,2]. Ma consideriamo adesso la definizione di Stato - "organizzazione che si arroga il monopolio della coercizione (cioè della violenza) su un determinato territorio" - e chiediamoci se sia effettivamente diverso dal ladro di cui sopra. A dispetto di ciò che pensa la maggioranza delle persone, non c'è alcuna differenza, e oggi spiegheremo perché.

giovedì 28 dicembre 2017

Inflazione e disoccupazione

Per lungo tempo, e soprattutto nel secondo dopoguerra, si è creduto che esistesse una stabile relazione di causalità tra il tasso d'inflazione ed il tasso di disoccupazione. Tale relazione - rappresentata tramite la celebre curva di Phillips - stabiliva un rapporto di proporzionalità inversa tra le due quantità: ci si aspettava di osservare contemporaneamente prezzi crescenti e disoccupazione calante o, viceversa, bassa inflazione e disoccupazione in aumento. In questo articolo considereremo tre modi di "interpretare" questa relazione, spiegando gli errori alla base dei rispettivi ragionamenti.

venerdì 3 novembre 2017

Miti statalisti: #11 il deficit pubblico crea denaro?

Come abbiamo visto in una puntata precedente, alla spesa pubblica a debito (deficit) vengono spesso attribuite proprietà fantasiose. Oggi discuteremo del mito secondo cui un deficit pubblico metta più denaro in circolazione.

domenica 11 giugno 2017

Come funziona l'attuale sistema monetario

In una precedente serie di articoli, abbiamo riassunto la storia della moneta: dalle origini (moneta-merce) all'attuale sistema monetario (corso forzoso). Ma, di preciso, come funziona quest'ultimo? Vogliamo qui fornire qualche dettaglio "tecnico" in proposito [1].

giovedì 1 giugno 2017

Miti statalisti: #10 deficit pubblico & surplus privato

Nella scorsa puntata abbiamo discusso il mito secondo cui il debito pubblico non costituirebbe alcun problema. Oggi invece smentiremo un alto mito relativo all'indebitamento pubblico, che recita più o meno così: "i deficit del bilancio statale costituiscono dei surplus per il settore privato, perciò una buona cosa per i cittadini". Talvolta il mito viene espresso in forme analoghe ("se il settore pubblico spende più di quanto incassa, il settore privata incassa più di quanto spende") o, addirittura, ancora più assurde ("lo Stato, facendo deficit, crea ricchezza per i cittadini"). Tali affermazioni vengono spesso da esponenti e sostenitori del cartalismo e della cosiddetta Teoria Monetaria Moderna (MMT), a cui dedicheremo una disamina più approfondita in futuro; per oggi, invece, ci limiteremo a questo particolare argomento. 


Confronto tra investimenti privati (in % di PIL) e bilancio pubblico (in % di PIL) negli USA.
Deficit statali coincidono empiricamente con investimenti privati in calo, e viceversa. 

martedì 2 maggio 2017

Miti statalisti: #9 il debito pubblico non è un problema?

Quando il Governo vuole spendere più soldi di quelli che ottiene tramite tasse, imposte, etc deve chiedere denaro in prestito. La quantità di debiti accumulati nel tempo dallo Stato costituisce il debito pubblico e, per motivi cui abbiamo già accennato, tendenzialmente nessun Governo ha la volontà di ridurlo [1]. Ovviamente lo Stato (come ogni debitore) paga interessi sui debiti che ha contratto, e i soldi per pagare tali interessi vengono reperiti con tasse che gravano sui cittadini. Maggiore è il debito pubblico, maggiori (a parità di tutto il resto) sono gli interessi da pagare e le tasse. Quindi sarebbe bene evitare di continuare a indebitare lo Stato, anche perché i debiti contratti oggi ricadranno sulle generazioni future. Si tratta di elementare buon senso, oltre che di senso comune. Eppure, ça va sans dire, c'è chi lo contesta.